Otello Formigli

Otello Formigli è un altro personaggio leggendario della pallacanestro labronica e sicuramente a lui va gran parte del merito di aver condotto la Libertas Livorno in serie A. Non potevi non adorare uno come Otello. Di lui si ricorda la sofisticata eleganza e la cravatta a farfalla che spesso indossava durante le partite, un grande senso dell’umorismo e una spiccata personalità che gli permetteva di creare uno forte spirito di gruppo nelle squadre che allenava. Insieme a Bruno Macchia, che ebbe come allenatore quando, verso la fine degli anni ’30, giocava nei Giovani Fascisti Livornesi, è considerato uno dei padri della pallacanestro cittadina e uno degli inventori delle leve cestistiche.

Classe 1918, in campo, Formigli giocava un basket di altri tempi ma ebbe la lungimiranza di imparare molto dagli Americani che transitarono a Livorno appena dopo la guerra e fin da giovane apprese l’importanza dei fondamentali. Continuò a giocare nell’US Livorno presieduta da Gaetano D’Alesio assieme a gente come Diddi, Nieri, Becucci, Civili e Silvio Gatto, ma già nel campionato 1954/55 iniziò la sua esperienza da giocatore/allenatore.

In squadra aveva un futuro campione come Vinicio Nesti, e un altro monumento del basket livornese come “Cacco” Benvenuti. Otello era un abile stratega ma anche un grande insegnante di basket, capace di sdrammatizzare e motivare i giovani in modo incredibilmente efficace. E’ così forgiò talenti come Valerio Vatteroni, Mauro Baroncini, i fratelli Cosmelli, Marcacci, Guantini, Raffaele, Chirico, Pozzilli, Cempini e tutta quella generazione di ottimi giocatori che permisero poi alla Fargas di arrivare in serie A.

“L’importante è mettere la palla dentro la canestra” disse Otello per sintetizzare la semplicità di questo fantastico sport. Formigli era in panca anche nel 1965/66, quando la Fargas ottenne un ottimo piazzamento nella massima serie, togliendosi anche la soddisfazione di battere la mitica Simmenthal di Riminucci e Chubin. Quell’anno Formigli dovette gestire un tipo per niente facile, come Bill China Allen, che si presentò alla partita ubriaco fradicio, ma comunque capace di demolire gli avversari dopo essere stato costretto a vomitare proprio da Otello. Bill soffriva di nostalgia e pensò bene di scappare negli US, per poi tornare qualche mese più tardi. Quando un giornalista chiese a Otello che cosa ne pensasse di Bill, Otello rispose con la famose frase: “era meglio se mi sognavo ghiande!”.

Dopo un anno di pausa, durante il quale la squadra venne affidata a Silvio Gatto, Formigli tornò nel 67/68, con Traijko Rajkovic nella rosa, ma lasciò il posto a Gianfranco Benvenuti. Emigrò alla Brill Cagliari, dove rimase fino al 1974 ottenendo eccellenti risultati e lasciando un grande ricordo, e restò nel mondo della pallacanestro fino alla fine dei suoi giorni. Ancora oggi, un importante premio assegnato al miglior coach della Toscana.