Mauro Baroncini

Mauro Baroncini non è solo una bandiera della Libertas Livorno, è proprio un simbolo e uno dei giocatori più fedeli alla maglia bianco-vinata.

Mauro, classe 1938, proviene dalla zona Stazione, come molti altri ragazzi della sua generazione che poi diventeranno ottimi giocatori. Inizia a giocare tardi, a 17 anni, ma grazie alla sua intelligenza e al suo fisico atletico, in poco tempo diventa una promessa della Libertas. A tal punto che solo un’anno dopo, nel corso del campionato 1956/1958, fa il suo esordio in serie A sotto la guida di Otello Formigli.

Si può dire che Mauro, insieme ai fratelli Cosmelli, rappresenti alla perfezione il passaggio tra due epoche del basket da un punto di vista tecnico, ed è per questo motivo che il suo inserimento ai massimi livelli fu così veloce. Riuscii ad apprendere i fondamentali molto in fretta, grazie alla sua determinazione e alla sua ben nota intelligenza cestistica, e divenne un playmaker tutto fosforo, in grado di far girare la squadra come pochi.Mauro sapeva come sfruttare al meglio le doti di gente come Cosmelli, Bufalini, Chirico, Vatteroni, Marcacci e di tutti i magnifici ragazzi che fecero grande la Fargas anni ’60.

Era un giocatore generoso, tosto in difesa e disponibile al sacrificio. La sua visione di gioco, la sua affidabilità e la sua capacità di annullare il play avversario furono un’arma tattica importante e Formigli sapeva bene di poter contare su di lui.

Restò sempre a Livorno, naturalmente in maglia Libertas: ben 13 stagioni di cui 4 in Prima Serie, 7 in A, 2 in B. Il suo ultimo campionato fu il 1968/1969, con Cacco Benvenuti in panchina, ma il suo legame con la Libertas era ben lontano dal termine. L’anno successivo infatti, il presidente Dino Lugetti lo chiama a dirigere la prima squadra ha soli 30 anni, niente di strano, Mauro negli ultimi anni della sua carriera era già un allenatore in campo.

L’esordio è trionfale, Mauro guida subito la sua truppa alla serie A. L’anno successivo, il gruppo Italiano è forte, con Chirico, Natali, Pasquinelli, Garibaldi, Bernardini e il forte Stefanini. Come straniero viene chiamato Vic Bartolome, sicuramente un giocatore di buon livello, ma non un pivot di ruolo, e così c’è la retrocessione. In quell’anno, Baroncini stesso fu l’artefice dello scambio che portò Giancarlo Guidi alla Libertas in cambio di Cempini e Granchi, e fu sempre una sua idea far vestire la maglia Libertas ad un altro grande come Mauro Volpi. Mauro fu il condottiero della Libertas per gran parte degli anni ’70, esattamente fino al 1977/1978, anno dell’esordio in prima squadra di Fantozzi e del ritorno dell’amico Massimo Cosmelli. Ma il basket scorreva nelle vene di Baroncini che continuò una bella carriera come allenatore girando mezza Italia. Il suo punto di forza era la preparazione atletica che curava personalmente nei minimi dettagli, e su questo aspetto fu un pioniere. Appassionato di caccia e pesca, Mauro è oggi un arzillo ottantatreenne, e proprio di recente ci ha concesso una bella intervista condotta dai ragazzini della Libertas esordienti.