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Ti vogliamo bene Kevin Restani

Kevin Gilbert Restani, arrivò a Livorno nel lontano 1982. L’Italia aveva appena vinto i Mondiali in Spagna e quel grande evento aveva portato una ventata di positività in tutti gli ambienti sportivi. La Libertas di Boris, per l’appunto Gilberto come il secondo nome di Restani, aveva tutta l’intenzione di potenziare il proprio organico con l’arrivo dello sponsor Peroni. Un brand nazionale che però aveva un legame con Livorno dato dallo stabilimento di Via Mentana.

Così al posto del muscolare Rudy Hackett arrivò questo “lungherone” di 2 metri e 6 centimetri che aveva già 31 anni, proveniente da un’annata un po’ anonima a Cleveland Cavaliers.

Nonostante fosse bianco come il latte, Kevin aveva i capelli ricci quasi in stile Afro e sfoggiava un sorriso dolcissimo che lo facevano sembrare quasi angelico.

Ma fu amore a prima vista, tanto che la coppia Jeelani-Restani, oggi entrambi in paradiso, divenne in poco tempo una delle migliori in tutta la serie A Italiana.

Kevin si dimostrò un giocatore intelligente, astuto e capace di spostare gli equilibri. Dopo 7 anni di NBA passati in franchigie importanti come i Bucks, i Kings e i Sant Antonio Spurs, Kevin fece subito capire che con lui c’era poco da scherzare.

Altruista ma dotato di una mano educatissima da fuori, tecnico ma anche capace di difendere duro, Kevin agli Spurs aveva fatto parte dei “Bruise Brothers” e infatti sapeva imporre i suoi gomiti quando era necessario. Per chi non conoscesse l’Inglese, “bruise” significa livido. Era semplicemente impossibile non voler bene a Kevin e lui, per noi cinquantenni Libertassini, era l’emblema della concretezza e della saggezza cestistica.

Ma Kevin era anche formidabile fuori dal campo. Sempre cordiale, sempre sorridente e soprattutto sempre disponibile. Kevin, che aveva origini Italiane, seppe calarsi alla perfezione nella cultura labronica. A Livorno trovò la sua splendida moglie Roberta e rimase anche una volta appese le scarpe al chiodo, per insegnare Basket a giovani talenti quali Riccardo Tedeschi e il compianto Gianluca Mantovani, e per fare la differenza nella leggendaria squadra Amatori dei Warriors.

Kevin giocò nella Libertas per 4 anni, troppo pochi, e il dispiacere di vederlo partire per Forlì fu immenso. E’ stato un simbolo di un periodo magico e un idolo di tutti noi che stavamo in curva.Fu proprio grazie a Kevin che, nella finale scudetto del 1989, quando lavorò come assistente di Alberto Bucci, Premier riuscì a sfangarla senza troppi danni. Con il sennò di poi, ci fece un favore! Il 25 Aprile di ormai dieci anni fa, fummo sconvolti dalla notizia della sua morte improvvisa. Un dannato infarto se lo portò via mentre allenava alla Riordan High School e collaborava con i Milwaukee Bucks a soli 59 anni.

Kevin è per noi leggenda, come il suo compagno Abdul, e il suo ricordo resterà intatto. Il suo strano modo di fare stretching in mezzo al campo, la sua apertura alare per la quale gli su affibbiato il nome di “big bird”, i suoi movimenti felini, la sua mano fatata e il suo radioso sorriso sono stampati nella nostra mente.

Noi eravamo, siamo e saremo Libertassini e Kevin continuerà a vivere con i colori bianco vinato!

Di Alessandro Cirinei

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